Tasse

Old 13th Oct 2018, 16:40
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Originally Posted by stefanofiorentini View Post
Sono un avvocato tributarista specializzato in materia internazionale; temo che nel caso segnalato da A.P. la Commissione tributaria di primo grado abbia preso un abbaglio, che non possiamo sperare che si ripeta ...

Può spiegarsi meglio? Mi trovo nello stesso caso e l’ADE mi chiede di pagare in Italia la “differenza” delle tasse che ho già pagato regolarmente in Francia, perché nella convenzione tra francia e Italia non è presente la parola “esclusivamente”. Non capisco il motivo di una legge contro la doppia tassazione se si cerca di aggirarla, fra l’altro in maniera così ridicola. E si parla di una differenza di più del 20% di tasse da pagare.
bartsimpson is offline  
Old 13th Oct 2018, 17:01
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La legge contro le doppie imposizioni evita di pagare le tasse due volte sullo stesso imponibile: portando in detrazione le tasse pagate in francia di fatto tu paghi esattamente quello che avresti pagato di tasse in Italia. Sarebbe diverso se non ti ammettessero in detrazione le tasse francesi, in quel caso sì che pagheresti due volte.

Purtroppo la situazione al momento è questa, e bisogna sperare in un cambiamento nell'interpretazione dell'ADE (impossibile) o in una revisione dei trattati bilaterali (auguri).

Oppure iscriviti all'AIRE e sposta all'estero il tuo centro di interessi, in quel caso nulla sarebbe dovuto in Italia.
dirk85 is offline  
Old 13th Oct 2018, 17:04
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In caso di omessa dichiarazione non sono più detraibili le imposte già pagate all’estero
One thousand is offline  
Old 13th Oct 2018, 17:05
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Oppure iscriviti all'AIRE e sposta all'estero il tuo centro di interessi, in quel caso nulla sarebbe dovuto in Italia.[/QUOTE]

Sono francese. Anche se fosse ora è tardi per spostare la residenza.

bartsimpson is offline  
Old 14th Oct 2018, 17:52
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Egregio Avvocato sono anche io convinto di quanto si afferma. Il tutto però adesso deve essere calato in un caso reale e le chiedo di dare una soluzione.
in collega, residente del Paese A, e’ basato nel Paese B per più di 183 giorni l’anno, dipendente di una compagnia aerea che ha la direzione di impresa nel Paese C; esiste una convenzione contro le doppie imposizioni tra i Paesi A e B. La sua retribuzione e’ tassata alla fonte dalla Compagnia nel Paese C e versata su conto corrente nel Paese B; questa persona e’ fiscalmente residente in A (worldwide taxation) e siccome soggiorna per più di 183 giorni e’ imponibile in B che applica anche lui la “worldwide taxation” mentre lui le tasse le ha pagate in C. La domanda è : e adesso? Come si deve comportare nei confronti di A e B? Ripeto, e’ un caso reale.
Un saluto.

Originally Posted by stefanofiorentini View Post
Sono un avvocato tributarista specializzato in materia internazionale; temo che nel caso segnalato da A.P. la Commissione tributaria di primo grado abbia preso un abbaglio, che non possiamo sperare che si ripeta ...
joe falchetto 64 is offline  
Old 14th Oct 2018, 22:00
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Mi permetto di rispondere in base alle mie due nozioni da commercialista fai da te acquisite nel tempo. Pronto a essere, nel caso, provato errato.
Il collega deve andare nello stato C a chiedere il rimborso di quanto versato lì. Fatto ciò i dindini non vanno intascati, bensì consegnati allo stato B integrando se fosse necessario, secondo normativa fiscale di B. Per quanto riguarda stato A, bisogna correre a iscriversi all' Aire sperando di farla nel mentre franca, perché se no sì che si mette male con A. Pur così, è sempre bene poi incrociare le dita che tanto un accertamento da A , B o C prima o poi ti arriva. Il discorso non tiene conto di proprietà varie in ABC e ritenendo il centro di interesse in B, visto i giorni lì spesi
TheWrightBrother&Son is offline  
Old 15th Oct 2018, 11:35
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In in effetti diventa molto interessante: domicilio fiscale in A e B, e dipendente di compagnia che ha direzione di impresa in C ed ivi tassato alla fonte .
Eppure la situazione dovrebbe essere coperta dall’art. 15 comma 3 e dall’art. 23, solo che nessuno sa come fare.


Originally Posted by TheWrightBrother&Son View Post
Mi permetto di rispondere in base alle mie due nozioni da commercialista fai da te acquisite nel tempo. Pronto a essere, nel caso, provato errato.
Il collega deve andare nello stato C a chiedere il rimborso di quanto versato lì. Fatto ciò i dindini non vanno intascati, bensì consegnati allo stato B integrando se fosse necessario, secondo normativa fiscale di B. Per quanto riguarda stato A, bisogna correre a iscriversi all' Aire sperando di farla nel mentre franca, perché se no sì che si mette male con A. Pur così, è sempre bene poi incrociare le dita che tanto un accertamento da A , B o C prima o poi ti arriva. Il discorso non tiene conto di proprietà varie in ABC e ritenendo il centro di interesse in B, visto i giorni lì spesi
joe falchetto 64 is offline  
Old 15th Oct 2018, 12:19
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Originally Posted by joe falchetto 64 View Post
Egregio Avvocato sono anche io convinto di quanto si afferma. Il tutto però adesso deve essere calato in un caso reale e le chiedo di dare una soluzione.
in collega, residente del Paese A, e’ basato nel Paese B per più di 183 giorni l’anno, dipendente di una compagnia aerea che ha la direzione di impresa nel Paese C; esiste una convenzione contro le doppie imposizioni tra i Paesi A e B. La sua retribuzione e’ tassata alla fonte dalla Compagnia nel Paese C e versata su conto corrente nel Paese B; questa persona e’ fiscalmente residente in A (worldwide taxation) e siccome soggiorna per più di 183 giorni e’ imponibile in B che applica anche lui la “worldwide taxation” mentre lui le tasse le ha pagate in C. La domanda è : e adesso? Come si deve comportare nei confronti di A e B? Ripeto, e’ un caso reale.
Un saluto.


Se esiste un trattato fra A e B, c'e quasi sicuramente una norma (generalmente il secondo comma dell'articolo che definisce i "residenti", che a sua volta è in genere l'art. 3 o l'art. 4) che stabilisce in quale dei due Paesi contraenti è residente il contribuente che, in base alle norme generali, entrambi considererebbero residente; dopodichè si applica il trattato fra questo Paese e C.
In via pratica, se in A le imposte sono molto più elevate che in B, per il futuro cercherei di far venir meno i presupposti sulla base dei quali il contribuente si considera residente in A (iscrizione anagrafica? centro degli affari ed interessi?).
stefanofiorentini is offline  
Old 15th Oct 2018, 16:29
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Buonasera a tutti,

Siccome anche io sto valutando un trasferimento all’estero...leggendo mi pare di capire che se uno si iscrive all’AIRE e sta in Italia meno di 183 giorni, non deve pagare niente in Italia ma solo nel paese di nuova residenza, qualunque paese sia?! Anche se non ci sono accordi bilaterali tra l’Italia e l’altro paese?
Che confusione con ste tasse!!!!!!
GhostRider00 is offline  
Old 16th Oct 2018, 08:14
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Originally Posted by GhostRider00 View Post
Buonasera a tutti,

Siccome anche io sto valutando un trasferimento all’estero...leggendo mi pare di capire che se uno si iscrive all’AIRE e sta in Italia meno di 183 giorni, non deve pagare niente in Italia ma solo nel paese di nuova residenza, qualunque paese sia?! Anche se non ci sono accordi bilaterali tra l’Italia e l’altro paese?
Che confusione con ste tasse!!!!!!
Non é così semplice, dipende da tanti altri fattori.
https://www.fiscomania.com/2016/12/c...ali-residenza/
One thousand is offline  
Old 16th Oct 2018, 21:43
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Originally Posted by GhostRider00 View Post
Buonasera a tutti,

Siccome anche io sto valutando un trasferimento all’estero...leggendo mi pare di capire che se uno si iscrive all’AIRE e sta in Italia meno di 183 giorni, non deve pagare niente in Italia ma solo nel paese di nuova residenza, qualunque paese sia?! Anche se non ci sono accordi bilaterali tra l’Italia e l’altro paese?
Che confusione con ste tasse!!!!!!
Se ti iscrivi all'AIRE, stai in Italia meno di 183 giorni, non hai utenze (elettricità, gas) a tuo nome e non movimenti troppo il conto corrente bancario italiano, è molto improbabile che l'Agenzia delle Entrate vada a sostenere che sei comunque residente perchè il centro degli affari e degli interessi è qui, anche se la tua famiglia è rimasta qui; come conseguenza, pagherai le imposte in Italia solo sui redditi prodotti in Italia (immobili qui situati, lavoro alle dipendenze di una ditta italiana ...), a prescindere dall'esistenza di un trattato sulle doppie imposizioni e anche se non sei diventato residente di un altro Paese (per smettere di essere residente ai fini fiscali in Italia non devi necessariamente essere residente da qualche altra parte!)
stefanofiorentini is offline  
Old 17th Oct 2018, 04:22
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Originally Posted by stefanofiorentini View Post
Se ti iscrivi all'AIRE, stai in Italia meno di 183 giorni, non hai utenze (elettricità, gas) a tuo nome e non movimenti troppo il conto corrente bancario italiano, è molto improbabile che l'Agenzia delle Entrate vada a sostenere che sei comunque residente perchè il centro degli affari e degli interessi è qui, anche se la tua famiglia è rimasta qui; come conseguenza, pagherai le imposte in Italia solo sui redditi prodotti in Italia (immobili qui situati, lavoro alle dipendenze di una ditta italiana ...), a prescindere dall'esistenza di un trattato sulle doppie imposizioni e anche se non sei diventato residente di un altro Paese (per smettere di essere residente ai fini fiscali in Italia non devi necessariamente essere residente da qualche altra parte!)

Obiettivo del controllo

In sintesi l’Amministrazione finanziaria ha facoltà di porre in essere un azione investigativa finalizzare a ricercare tutti gli elementi concreti di prova, in ordine a:
  • Legami familiari e affettivi e all’attaccamento all’Italia;
  • Interessi economici in Italia;
  • All’interesse a fare rientrare in Italia i proventi conseguiti con attività effettuate all’estero;
  • All’intenzione di abitare in Italia anche in futuro.
Ad esempio, può fornire prova del “centro degli interessi vitali” in Italia, anche un lungo periodo di soggiorno nel nostro Paese (dimostrato da viaggi aerei di rientro dall’estero), oppure la partecipazione a concerti, sfilate di moda, eventi mondani tenuti in varie città italiane, oppure la frequente apparizione in programmi televisivi nazionali, oltre che ai vari contratti stipulati con case discografiche e compagnie assicurative italiane.

E’ chiaro che una volta individuati questi elementi, gli stessi saranno utilizzati dall’Amministrazione finanziaria al fine di individuare il “centro degli interessi vitali“, del soggetto, per definire il suo luogo di domicilio o residenza.

.... dal link sopra .... improbabile, ma se ad esempio, uno va all’eatero con l’idea di accantonare e poi in futuro far rientrare i capitali in Italia ed abitarci, rischia di perdere tutto ed oltre.
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Old 17th Oct 2018, 09:45
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Obiettivo del controllo

In sintesi l’Amministrazione finanziaria ha facoltà di porre in essere un azione investigativa finalizzare a ricercare tutti gli elementi concreti di prova, in ordine a:
  • Legami familiari e affettivi e all’attaccamento all’Italia;
  • Interessi economici in Italia;
  • All’interesse a fare rientrare in Italia i proventi conseguiti con attività effettuate all’estero;
  • All’intenzione di abitare in Italia anche in futuro.
Ad esempio, può fornire prova del “centro degli interessi vitali” in Italia, anche un lungo periodo di soggiorno nel nostro Paese (dimostrato da viaggi aerei di rientro dall’estero), oppure la partecipazione a concerti, sfilate di moda, eventi mondani tenuti in varie città italiane, oppure la frequente apparizione in programmi televisivi nazionali, oltre che ai vari contratti stipulati con case discografiche e compagnie assicurative italiane.

E’ chiaro che una volta individuati questi elementi, gli stessi saranno utilizzati dall’Amministrazione finanziaria al fine di individuare il “centro degli interessi vitali“, del soggetto, per definire il suo luogo di domicilio o residenza.

.... dal link sopra .... improbabile, ma se ad esempio, uno va all’eatero con l’idea di accantonare e poi in futuro far rientrare i capitali in Italia ed abitarci, rischia di perdere tutto ed oltre.

Se prendessero veramente come riferimento anche i risparmi portati in Italia praticamente nessun lavoratore expat sarebbe esente dalle tasse. Tutti quanti, e non solo italiani, come forma di risparmio e per la mancanza di futura pensione almeno 1 immobile (se non di più) lo comprano con i proventi del lavoro svolto anche in altri continenti.
Mi sembra eccessivo, a questo punto uno dovrebbe come minimo acquisire una cittadinanza estera.
Il Marchese is offline  
Old 17th Oct 2018, 13:57
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I

Obiettivo del controllo

In sintesi l’Amministrazione finanziaria ha facoltà di porre in essere un azione investigativa finalizzare a ricercare tutti gli elementi concreti di prova, in ordine a:
  • Legami familiari e affettivi e all’attaccamento all’Italia;
  • Interessi economici in Italia;
  • All’interesse a fare rientrare in Italia i proventi conseguiti con attività effettuate all’estero;
  • All’intenzione di abitare in Italia anche in futuro.
Ad esempio, può fornire prova del “centro degli interessi vitali” in Italia, anche un lungo periodo di soggiorno nel nostro Paese (dimostrato da viaggi aerei di rientro dall’estero), oppure la partecipazione a concerti, sfilate di moda, eventi mondani tenuti in varie città italiane, oppure la frequente apparizione in programmi televisivi nazionali, oltre che ai vari contratti stipulati con case discografiche e compagnie assicurative italiane.

E’ chiaro che una volta individuati questi elementi, gli stessi saranno utilizzati dall’Amministrazione finanziaria al fine di individuare il “centro degli interessi vitali“, del soggetto, per definire il suo luogo di domicilio o residenza.

.... dal link sopra .... improbabile, ma se ad esempio, uno va all’eatero con l’idea di accantonare e poi in futuro far rientrare i capitali in Italia ed abitarci, rischia di perdere tutto ed oltre.
Investigazioni di questo genere sono state effettuate occasionalmente nei confronti di sportivi e lavoratori dello spettacolo, nei confronti dei quali l'effettiva residenza (spesso in paradisi fiscali) era discutibile; peraltro l'onere della prova incombe sull'Amministrazione finanziaria che, non di rado, in contenzioso ha poi perso, o ha accettato transazioni iperconvenienti per il contribuente.
In 30 anni di attività non ho mai visto nè sentito nulla del genere nei confronti di un lavoratore dipendente
stefanofiorentini is offline  
Old 17th Oct 2018, 18:33
  #135 (permalink)  
 
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Originally Posted by stefanofiorentini View Post
Investigazioni di questo genere sono state effettuate occasionalmente nei confronti di sportivi e lavoratori dello spettacolo, nei confronti dei quali l'effettiva residenza (spesso in paradisi fiscali) era discutibile; peraltro l'onere della prova incombe sull'Amministrazione finanziaria che, non di rado, in contenzioso ha poi perso, o ha accettato transazioni iperconvenienti per il contribuente.
In 30 anni di attività non ho mai visto nè sentito nulla del genere nei confronti di un lavoratore dipendente
Le circolari dell’agenzia delle entrate sono molto chiare . L’iscrizione all’ aire non basta a definire la residenza fiscale.
l’onere della prova viene ribaltato sul contribuente in caso di indizi gravi precisi e concordanti, ( praticamente sempre).

Esempio : Chi mantiene interess vitali o in futuro vuole rientrare e vivere in Italia é a rischio. Che ancora non abbia avuto esperienza di un dipendente attaccato dall’agenzia delle entrate non mi sembra molto influente .
One thousand is offline  
Old 17th Oct 2018, 19:10
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Originally Posted by One thousand View Post


Le circolari dell’agenzia delle entrate sono molto chiare . L’iscrizione all’ aire non basta a definire la residenza fiscale.
l’onere della prova viene ribaltato sul contribuente in caso di indizi gravi precisi e concordanti, ( praticamente sempre).

Esempio : Chi mantiene interess vitali o in futuro vuole rientrare e vivere in Italia é a rischio. Che ancora non abbia avuto esperienza di un dipendente attaccato dall’agenzia delle entrate non mi sembra molto influente .
Sulla base dell’esempio che fai qualsiasi residente estero:
regolarmente iscritto all’AIRE, residente ed operante costantemente fuori dai confini nazionali, senza accredito dello stipendio in Italia, senza famiglia o con la famiglia al seguito all’estero, sarebbe a rischio solo perché pianifica un rientro futuro o decide di investire i suoi risparmi in Italia.
Mi sembra abbastanza inverosimile, mi domando a quali circolari interne fai riferimento e se ci sono sentenze in tal senso.
Che l’iscrizione all’AIRE non voglia dire necessariamente esenzione tributaria sono d’accordo con te, ma il non “mantenere interessi vitali o voglia rientrare a vivere in Italia” vorrebbe dire emigrare a titolo definitivo (e molto probabilmente acquisire una seconda cittadinanza).
Se fosse così non dovremmo nemmeno porci il problema
perché il 99% dei colleghi sarebbe in ogni caso soggetto alla tassazione in Italia.
La mia è solo un’opinione, ma l’assunto mi sembra molto inverosimile ed allarmista.
Il Marchese is offline  
Old 17th Oct 2018, 19:41
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Sulla base dell’esempio che fai qualsiasi residente estero:
regolarmente iscritto all’AIRE, residente ed operante costantemente fuori dai confini nazionali, senza accredito dello stipendio in Italia, senza famiglia o con la famiglia al seguito all’estero, sarebbe a rischio solo perché pianifica un rientro futuro o decide di investire i suoi risparmi in Italia.
Mi sembra abbastanza inverosimile, mi domando a quali circolari interne fai riferimento e se ci sono sentenze in tal senso.
Che l’iscrizione all’AIRE non voglia dire necessariamente esenzione tributaria sono d’accordo con te, ma il non “mantenere interessi vitali o voglia rientrare a vivere in Italia” vorrebbe dire emigrare a titolo definitivo (e molto probabilmente acquisire una seconda cittadinanza).
Se fosse così non dovremmo nemmeno porci il problema
perché il 99% dei colleghi sarebbe in ogni caso soggetto alla tassazione in Italia.
La mia è solo un’opinione, ma l’assunto mi sembra molto inverosimile ed allarmista.
Leggendo le circolari chi emigra in maniera definitiva e netta può stare sereno, chi va per accumulare, mantenendo vivi i rapporti in Italia per poi rientrare rischia di buttare nel pattume 10 anni di risparmi oltre alle multe.
Per il Fisco la residenza è una questione di legami FiscoOggi.it
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Old 17th Oct 2018, 20:13
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Chi mantiene interess vitali o in futuro vuole rientrare e vivere in Italia é a rischio
Il primo punto verissimo, il secondo invece non sono d'accordo. Iscriversi all'Aire non è facoltativo, è bensí un obbligo (se residenti all'estero e con le condizioni di blablabla). La qual cosa comporta che, una volta iscritto (appunto perché in obbligo di legge), mutando le condizioni ci si possa trovare a doversi, obbligatoriamente, magari cancellare. I miei rapporti con l'Aire (di entrata/uscita) non sono rapporti occasionali e cerco di praticare sempre un rapporto di emigrazione protetto
TheWrightBrother&Son is offline  
Old 18th Oct 2018, 08:13
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Permettetemi una domanda “provocazione”: quanto sopra vuol dire che, a meno che nel trattato bilaterale non esista la parola “solamente” come mi pare nel caso del Qatar, lo stato mi OBBLIGA a vendere tutto quello che ho prima di andare all’estero pena il pagamento di tasse su quello che guadagno sempre all’estero? Mi spiego meglio poniamo io vada a lavorare a Singapore e mi trasferisca la in todo (AIRE etc), se ho una casa di proprietà in Italia e non riesco a venderla (vedi mercato immobiliare disastrato) lo stato mi forza comunque a venderla anche sottocosto con una notevole perdita economica sennò appena torno in Italia mi fa pagare le tasse su quello che ho guadagnato in Scoot (per esempio) perché ho comunque una proprietà in Italia ? E poi, come diceva qualcuno, che autorità ha lo stato di stabilire il mio centro di interessi? Potrei avere si la famiglia in Italia ma essere, ad esempio, gay con l’amore della mia vita che abita con me ad Ho Chi Min City e per questioni culturali, di convenzioni od altro non poter divorziare. Non sarei comunque sorpreso viste le leggi italiane.....
pippobaudo is offline  
Old 18th Oct 2018, 08:18
  #140 (permalink)  
 
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Leggendo le circolari chi emigra in maniera definitiva e netta può stare sereno, chi va per accumulare, mantenendo vivi i rapporti in Italia per poi rientrare rischia di buttare nel pattume 10 anni di risparmi oltre alle multe.
Per il Fisco la residenza è una questione di legami FiscoOggi.it

mi permetto di dire che l’articolo che hai citato riporta cose già note, l’ho letto velocemente ma non ho visto scritto da nessuna parte un richiamo che riguarda chi “pianifica” il rientro o chi rientra, ne’ riguardo un rientro dei risparmi in Italia dopo un tot di anni.

Quello che sostanzialmente interessa è che il fisco non possa mettere le mani su risparmi di anni di lavoro all’estero nei quali il lavoratore si è trasferito completamente (ma non a titolo definitivo perché magari un giorno rientrerà).

Un lavoratore iscritto all’AIRE che opera e vive costantemente all’estero ha come unico tallone di Achille l’eventuale la presenza della famiglia in Italia. Questo è l’unico modo che il fisco ha per poter contestare il cosiddetto centro degli interessi “affettivi”.
Lo spostamento saltuario dei propri risparmi sul conto corrente italiano è ben diverso secondo me dall’accredito costante e regolare dello stipendio. Come il possesso di immobili affittati a terzi dimostra che non esiste domicilio/dimora stabile in Italia del lavoratore.

Chiaramente il fisco ha sempre facoltà di provarci, le norme vengono spesso interpretate in maniera soggettiva e discrezionale, ma le possibilità di riuscire a riportare a tassazione tali redditi mi sembra molto improbabile nella realtà, per questo mi chiedevo casi reali al di fuori da sportivi e persone dello spettacolo dove la residenza estera era chiaramente fittizia (e totalmente diversa dai nostri casi).

Comunque il limite è di 5 anni, subentra prima la prescrizione se non ricordo male

Il Marchese is offline  

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