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Old 12th Aug 2014, 21:05
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joe falchetto 64
 
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Un uomo, un pilota, un amico

Ciao Paolo.
Mi sento un poco più solo come accade quando si prende consapevolezza che una parte delle mie emozioni è stata condivisa con te. Sei stato un uomo che ha sempre vissuto intensamente le proprie, di emozioni, e so che avresti potuto capirmi. Oggi ho vissuto tanti sprazzi del mio passato: come dimenticarsi di te, all’epoca Comandante di Gruppo, che mi chiamasti nel tuo ufficio per conoscermi, io giovane tenente appena trasferito. Mi affrontasti con quella che poi avrei imparato a conoscere come una proverbiale e vulcanica energia che ti portava ad affrontare tutto e tutti in un atteggiamento da singolar tenzone che avrebbe fatto invidia a più di qualche Don Chisciotte della Mancia intento ai suoi combattimenti contro i mulini a vento. Tu combattevi contro tutto e contro tutti, e non pensavi alla vittoria, ma solo al fatto che fosse giusto combattere. Affrontavi con piglio deciso le situazioni, a costo di far imprimere nella memoria delle affermazioni tanto memorabili quanto opinabili: come dimenticare quando nel classico “briefing” mattutino affermasti di fronte a tutti che nessuno avrebbe avuto diritto alla misura dello straordinario di servizio in fascia alta perché siccome non avevamo le bombe sotto le ali non eravamo un Gruppo di Volo operativo? Oppure quando mi chiamasti a rapporto da te perché io, giovane Comandante di Squadriglia, avevo osato mettere un “eccellente” a qualcuno che tu ritenevi “superiore alla media”? Il buon Rinaldo ne sa qualcosa: fu una discussione che ancora ho in memoria, ma dopo che ti portai tutti gli elementi che avevo, e dopo due ore, mi dicesti: “Mi hai convinto!”. Ho imparato in quel momento che un Comandante può anche riconsiderare le proprie posizioni, può anche fare autocritica, può anche dare ragione all’ultimo tenente, senza perdere un grammo di autorevolezza, anzi. Un pezzo di te mi è rimasto quando poi anche io ho avuto l’onore ed il privilegio di comandare un Gruppo di Volo della Aeronautica Militare, anche se non sono sicuro che di questo siano stati contenti i miei all’epoca subordinati.
Eri appassionato di computer e coinvolgevi tutto il Gruppo in una per l’epoca altamente improbabile informatizzazione: come dimenticarsi della tua abilità a scrivere con quella versione di Word che necessitava di un continuo cambio di floppy disk per funzionare? Windows era ancora ben al di là da venire, ci si arrangiava con il DOS, i monitor a fosfori verdi e le scorciatoie da tastiera con le quali sembravi un pianista; a proposito, sapevo della tua passione per il sax poiché il tuo collega di corso, Gianmanfrina, mio vecchio Ufficiale di Inquadramento, mi aveva confessato dei lunghi e lamentosi assoli notturni che producevi in cameretta al punto da guadagnarti il soprannome di “Trombozzi”. Fu solo uno dei soprannomi che ti guadagnasti, in verità: come dimenticare quel “flyby” per controllo carrello che inopinatamente trovò sulla sua strada un esemplare di flora nottetempo troppo cresciuta che da quel momento ti fece ricordare come “Pino Vittozzi”: per anni a seguire quel pino mostrò la perfetta sagoma dell’ala e della tip del PD che ci era passata attraverso, e fortuna che era un’ala molto robusta.
Ti devo molto, Paolo, perché mi desti subito fiducia, e pochi me l’avrebbero data nelle circostanze nelle quali arrivai al tuo Gruppo: certo me la facesti scontare con quel maledetto ufficio addestramento, ma ricordo ancora con piacere i giorni passati in ufficio mentre ardevo dalla voglia di volare. Volammo insieme molte volte, iniziando dal PD e continuando con il 707: erano sempre esperienze, di tutti i tipi. Ricordo quando mi ordinasti di ricalcolare le Vs del 1954, che non era uscito proprio bene dalla ditta dopo la revisione: persi nottate sui grafici, con il bel risultato che quando il Comandante di Regione se ne accorse tu rischiasti di essere sollevato dal comando ed io di essere trasferito in servizio permanente come osservatore al poligono di Capo Frasca, squadriglia collegamenti di Decimo. Ricordo sempre le missioni di addestramento con te che in genere ti vedevano propinarmi un bel circuito SRE-GCA “1 ENG OUT” no gyro…e solo chi lo ha provato con un bel 4 engine sopra le 110 tonnellate sa come si possa mantenere la linea sudando un bel po’ nella tuta mentre si cercava di sincronizzare mano piede Thrust Lever Lubber line instrument scan etc. etc.
Come potrei dimenticare quel volo in terra Africana, dal quale mi richiamasti dalle ferie natalizie? Era la mia prima volta in Africa, la mia prima volta in equipaggio con te e con Pippo, e mentre nella notte in direzione di Mombasa cercavo di studiare la piattaforma, i concetti di navigazione, gli stimati, le chiamate radio, insomma tutto perché di tutto ero ignorante, vi guardavo li da dietro e cercavo di carpire i segreti.
Mi hai insegnato i primi rudimenti di CRM, e ricordo sempre la tua definizione su cosa voglia dire CRM: “tutti insieme alla velocità del più lento”. Eravamo insieme, io alla tua destra, quando provammo per la prima volta a rifornire sul mare oceano i due Tornado di Piacenza, con il Duca che mi sembrava non proprio convinto prima del decollo. Tornammo a Piacenza sotto il classico temporalone, pista allagata, alle spalle il buon Vincenzo che faceva i conti con le cartine del vecchio Awacs che sul nostro non c’entravano una mazza ma tanto non avevamo altro, e quando provai ad usare le tecniche del CRM per sollecitare una piccola valutazione sulla opportunità dell’avvicinamento, mi dicesti che era tutto normale….sarà. ma ancora ricordo l’acquaplaning, il tabellone dei “5000” che passava veloce e l’anemometro che segnava ancora intorno ai 120 KIAS: anni dopo avrei fatto la stessa cosa, con Simone Fabio e Paffo che ancora se lo ricordano, beccandomi per buona misura due fulmini, uno in approach e uno in missed approach….sono esperienze.
Ci eravamo sentiti e visti da poco, tutti e due decisi chi in un modo e chi in un altro a vivere la nostra vita alla faccia delle porcate fatte in quella azienda che certo non ha meritato quel di più che gli abbiamo dato e dalla quale abbiamo ricevuto il benservito.
Mi mancherai Comandante, e posso solo pensare a quelle frasi oramai troppo comuni ma che fanno parte della nostra vita, del nostro essere, e che comunque ci fanno intimamente sorridere quando ripensiamo a noi:
“Pilots never die, just change aircraft”.
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